Lavoratori dei trasporti esclusi dalla direttiva sul distacco

linguaggio-cbNella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2017 i ministri europei del Lavoro hanno raggiunto un compromesso sulla riforma del distacco internazionale dei lavoratori, dopo undici ore di trattative.

La lunga discussione riflette la spaccatura tra Est ed Ovest sulla riforma della Direttiva comunitaria sul distacco internazionale dei lavoratori e l’accordo esclude il settore più delicato, ossia l’autotrasporto che resta così congelato nelle attuali regole fino a una specifica intesa. L’accordo, infatti, prevede che il trasporto stradale sia escluso dalle nuove norme sul distacco fino a quando verrà adottato il Pacchetto Mobilità proposto dalla Commissione Europea (e contestato dai Paesi occidentali).
Ciò significa, in concreto, che mentre i lavoratori degli altri settori che operano in regime di distacco internazionale saranno remunerati come i lavoratori del Paese in cui sono distaccati (e non più come in quello di provenienza), gli autisti dell’autotrasporto internazionale continueranno con l’attuale Direttiva del 1996, ossia senza una disciplina comunitaria sul salario minimo e lavoreranno così con quello del Paese di provenienza.

I principali termini dell’accordo raggiunto prevedono una durata massima del distacco internazionale di 12 mesi, che può essere estesa di altri sei mesi in casi particolari e con l’autorizzazione delle Autorità del Paese dove il lavoratore è distaccato. Ai lavoratori distaccati sono applicati tutti gli elementi della retribuzione del Paese in cui sono distaccati, secondo il principio del “per lavoro uguale, salario uguale”. Il testo prevede anche una collaborazione internazionale contro le cosiddette società “cassette delle lettere”, ossia che hanno sede in un Paese solo per godere della sua fiscalità ma senza avere strutture, dipendenti e attività. Le nuove norme avranno tre anni di tempo per essere applicate, dopo che saranno state approvate dagli organi comunitari.

L’intesa non è stata però votata all’unanimità: contro hanno votato Ungheria, Polonia, Lettonia e Lituania, mentre Gran Bretagna, Irlanda e Croazia si sono astenuti. L’esclusione dell’autotrasporto è ben vista dai Paesi del blocco orientale di Visegrad (ossia Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), ma anche dalla Spagna, che svolge molto trasporto internazionale e cabotaggio stradale (soprattutto in Francia, dove è il primo Paese straniero ad attuare il cabotaggio).

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