10 Febbraio 2026
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ETS2 rinviato al 2028: i costi per l’autotrasporto restano e rischiano di diventare strutturali

Il rinvio di un anno, dal 2027 al 2028, dell’entrata in vigore dell’ETS2, il sistema europeo di tassazione delle emissioni di CO₂ applicato anche al trasporto stradale, non risolve il problema per le imprese di autotrasporto. Ne differisce soltanto gli effetti.

L’impatto dell’ETS2, una volta operativo, sarà infatti strutturale e permanente, traducendosi in un aumento certo dei costi operativi per le aziende di trasporto, con conseguenze che si estenderanno all’intera filiera logistica e distributiva. Il rinvio concede tempo, ma non modifica la sostanza della misura.


Un settore già in difficoltà tecnologica

Il nodo centrale, evidenziato dalle imprese, è che l’ETS2 arriva in una fase in cui le alternative tecnologiche al diesel non sono ancora mature né diffuse, soprattutto in Italia. Oltre il 95% dei mezzi pesanti circola ancora con motorizzazioni diesel e l’età media del parco veicolare italiano è tra le più elevate in Europa.

In assenza di soluzioni realisticamente accessibili, l’introduzione di una tassa sulle emissioni rischia di trasformarsi in una penalizzazione economica immediata, senza offrire strumenti concreti per accompagnare la transizione.


L’allarme dalle audizioni parlamentari

Il grido d’allarme è emerso con forza durante le recenti audizioni presso la Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera dei Deputati, alle quali hanno partecipato alcune delle principali organizzazioni dell’autotrasporto nazionale.

La richiesta è unanime: serve più tempo, ma soprattutto serve la certezza che i proventi dell’ETS2 vengano reinvestiti nel settore, a partire dal rinnovo del parco mezzi e dal sostegno alle imprese che dovranno affrontare la transizione.


I numeri dell’impatto economico: lo studio Federtrasporti

Durante le audizioni, Federtrasporti ha presentato uno studio che quantifica l’impatto diretto dell’ETS2 sui costi operativi delle imprese. Partendo da ipotesi prudenziali di prezzo della CO₂ comprese tra 45 e 80 euro a tonnellata, emergono effetti rilevanti.

L’ETS2 comporterebbe innanzitutto un aumento diretto del costo del carburante, con riflessi immediati sui costi chilometrici. Su percorrenze medie di circa 100.000 chilometri annui, l’aggravio stimato supera i 6.000 euro all’anno per veicolo. Tradotto in termini operativi, significa un incremento del costo delle singole tratte nell’ordine di 40-60 euro per un viaggio medio di 400 chilometri andata e ritorno.

Numeri particolarmente critici se rapportati a un settore in cui i margini netti oscillano tra l’1% e il 3%. In questo contesto, l’ETS2 incide direttamente sulla redditività dell’attività di trasporto, riducendo la capacità delle imprese di mantenere l’equilibrio economico.


L’effetto sulle flotte e sulla sostenibilità del servizio

Per una flotta di dimensioni medio-piccole, ad esempio 20 veicoli, l’ETS2 potrebbe determinare un incremento dei costi superiore a 120.000 euro all’anno, con effetti cumulativi nel tempo. Un onere che si somma a voci di costo già elevate: accise, pedaggi, costo del lavoro, manutenzione.

Secondo Federtrasporti, l’effetto complessivo rischia di compromettere la sostenibilità economica di alcune tratte, soprattutto quelle a marginalità più bassa, con possibili ricadute sulla continuità e capillarità del servizio di trasporto.


Costi certi, soluzioni ancora limitate

Il paradosso dell’ETS2 sta proprio qui: introduce un aumento certo e immediato dei costi, mentre le soluzioni tecnologiche per ridurre le emissioni restano, allo stato attuale, accessibili solo a una parte limitata degli operatori. I veicoli a basse o zero emissioni hanno infatti un costo di acquisto da due a tre volte superiore rispetto ai mezzi diesel Euro VI, rendendo il ricambio del parco mezzi impraticabile senza un forte sostegno pubblico.


Il rischio per la logistica e la filiera

Il rinvio al 2028 offre una finestra temporale preziosa, ma non elimina il rischio. Senza un piano chiaro di reinvestimento delle risorse ETS2 nel settore del trasporto e senza strumenti di accompagnamento adeguati, la tassa sulle emissioni rischia di trasformarsi in un fattore di instabilità strutturale per l’autotrasporto e per l’intera logistica.

Per le imprese, la vera sfida non è solo ambientale, ma economica e industriale: conciliare sostenibilità e continuità operativa, evitando che la transizione si traduca in un’ulteriore compressione dei margini e in una perdita di competitività del sistema logistico nazionale.