Il rinnovo del parco: strumento per la sostenibilità

La strada verso una mobilità sostenibile di medio-lungo periodo è tracciata: i veicoli commerciali di domani saranno per lo più spinti da propulsori elettrici sul breve e medio raggio e a idrogeno sulle lunghe distanze, ma la necessità di rendere sostenibile il trasporto merci sin da subito è impellente. Prima che la tecnologia sia matura e che gli ingenti investimenti nelle infrastrutture abbiano creato l’ambiente necessario, alcune generazioni di veicoli ‘tradizionali’ percorreranno ancora le nostre strade. Per questo motivo orientare il mercato verso un rinnovo del parco veicolare con motorizzazioni a Diesel “pulito”, ovvero con tecnologia Euro 6D, potrebbe ottenere risultati notevoli in breve tempo sul fronte dell’inquinamento, ma anche su quello della sicurezza stradale, vista e considerata l’anzianità notevole del parco circolante italiano.

L’uomo  ha sempre interagito con l’ambiente circostante per migliorare le proprie condizioni di vita. Per molti secoli questo comportamento ha avuto un impatto trascurabile sull’ecosistema.  A partire dal diciannovesimo secolo con la trasformazione delle strutture produttive e sociali, la situazione si è profondamente modificata. La rivoluzione industriale ha avviato la trasformazione  drastica dell’ecosistema. Il  termine “inquinamento ambientale” sottintende la variazione della composizione dell’aria, del suolo e dell’acqua provocata dall’immissione nell’ambiente di agenti inquinanti provenienti dall’attività antropica, e tali comunque da agire negativamente sull’ambiente. Il particolato (PM), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3) sono le sostanze inquinanti più dannose per la salute umana e l’ambiente. Le principali fonti di questi inquinanti sono il trasporto stradale, il riscaldamento domestico, l’agricoltura e  l’industria.

Il minimo comune denominatore  delle  fonti di inquinanti atmosferici è che sono profondamente radicate nei sistemi di mobilità, produzione e consumo di energia ed alimenti delle nostre società. Questi stessi sistemi non sono solo le principali fonti di inquinanti atmosferici, ma anche le cause profonde dell’emergenza climatica e della rapida perdita di biodiversità.

Al fine di limitare il riscaldamento globale tra 1,5°C e 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, l’Accordo di Parigi  invita i Paesi firmatari a comunicare entro il 2020 le proprie “Strategie di sviluppo a basse emissioni di gas serra di lungo periodo” al 2050. Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno presentato il proprio NDC in maniera congiunta, con un obiettivo complessivo di riduzione dei gas ad effetto serra al 2030 del 40% rispetto al 1990. Al fine di raggiungere tale obiettivo, è stato adottato un pacchetto di provvedimenti, il cosiddetto “Pacchetto clima-energia 2030” al fine di raggiungere gli obiettivi chiave a livello UE:

  • una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990);
  • raggiungimento del 32% di rinnovabili sui consumi complessivi al 2030;
  • riduzione dei consumi di energia primaria del 32.5% rispetto all’andamento tendenziale.

Questo quadro programmatico europeo è stato recentemente ulteriormente rafforzato. Il 4 marzo 2020 è stata presentata la proposta di Regolamento per una “Legge europea per il clima” che, in linea con la precedente Comunicazione della Commissione europea dell’11 dicembre 2019 sul “Green Deal”, prevede di rivedere l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030, esplorando opzioni per un target di 50-55% rispetto ai livelli del 1990. In particolare, è stabilito che, entro giugno 2021, la Commissione valuti come rivedere la legislazione europea per dare attuazione al nuovo obbiettivo; la stessa proposta di Regolamento conferisce forza di legge all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.

Il cambiamento climatico e la crisi ambientale pongono la società di fronte alle proprie  responsabilità e invitano ad intraprendere un cammino green, partendo dalle scelte quotidiane. La modalità di spostamento delle merci, ad esempio, è profondamente  integrata nel nostro stile di vita e non si modifica repentinamente. È necessario definire un percorso di avvicinamento alla meta.

Transizione energetica, un concetto semplice ed intuitivo che nasconde però molte complessità. Che cos’è, infatti, una transizione energetica , quali sono i meccanismi, i nessi logici e i vincoli tecnologici o di altro tipo che governano il processo di cambiamento del sistema energetico e ne determinano direzione e velocità di sviluppo? Di quali strumenti disponiamo?  Quali  gli step intermedi?

Alcune linee di indirizzo sono state tracciate.

Si prospetta una maggiore elettrificazione soprattutto per i veicoli commerciali. Al riguardo, si deve tenere conto che per i veicoli pesanti, allo stato delle conoscenze, l’elettrificazione completa sembra essere molto complicata a causa dei maggiori requisiti di potenza e autonomia, per il cui soddisfacimento occorrerebbe immaginare infrastrutture dedicate per la ricarica superveloce o soluzioni di non semplice realizzazione, come le linee catenarie e le infrastrutture a pantografo. L’idrogeno si propone come una valida opzione, con il processo di produzione di origine rinnovabile per garantire un impatto zero in termini di emissioni di gas serra. La tecnologia è un’ottima alleata per salvaguardare l’ambiente e mantenere il benessere acquisito, anche perché oltre a sviluppare ricerca per il futuro  determina miglioramenti per il breve medio periodo come il diesel pulito.

È  necessario rivedere i processi organizzativi  della suppply chain al fine di stemperare la logistica del capriccio, porre a fattor comune le informazione per ridurre i viaggi a vuoto e saturare sempre più i veicoli. Non solo. Come e se dare incentivi alle imprese che  si “aggiornano”?

Quali sono, dunque, le strategie da adottare per accelerare il ricambio veicolare senza tralasciare la road map della transizione energetica?

Il Rinnovo del Parco veicolare come primo passo per la sostenibilità” verrà analizzato nel corso dell’incontro del 31 marzo  dagli studi Tv di evenT in diretta streaming su tutti i canali digitali e social. All’incontro hanno confermato la loro presenza PaoloVolta (Consulente di logistica, Logistico dell’anno 2019 e Coordinatore didattico evenT) Domenico Andreoli Head of Marketing, PR & Homologations Mercedes-Benz Trucks Italia, Massimo Ciuffini (Mobility Manager presso Fondazione per lo sviluppo sostenibile) Mihai Daderlat (IVECO Italy Market Business Director), Francesco Leali (Docente di disegno e metodi dell’ingegneria industriale presso Università di Modena – Dipartimento Ingegneria Enzo Ferrari), Enrico Finocchi (Presidente Albo Autotrasportatori ).

Il  sistema energetico è chiamato a dare risposte a nuove sfide – cambiamenti climatici e ambiente – che si affiancano a quella tradizionale di alimentare crescita e progresso. Un suggerimento arriva dalla  Fondazione BCFN: se nell’arco di un anno una persona evitasse di mangiare la carne per due giorni a settimana, si avrebbe un risparmio di 310 kg di CO2 all’anno. Se addirittura tutti i cittadini italiani non mangiassero carne per un solo giorno a settimana, si avrebbe un risparmio totale di 198 mila tonnellate di CO2, pari al consumo elettrico annuo di quasi 105 mila famiglie o a 1,5 miliardi di km in auto. Praticamente, un piatto di carne in meno la settimana porterebbe gli stessi benefici di tre milioni e mezzo di auto in meno sulle strade in un anno. D’altronde “Dietro ogni problema c’è un’opportunità” (G.Galilei).

di Luca Barassi

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