20 Gennaio 2026
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Informativa antimafia per l’autotrasporto: Il nuovo emendamento potrebbe rivelarsi un arma a doppio taglio

Il 3 luglio 2025, le Commissioni congiunte Ambiente e Trasporti della Camera hanno approvato l’emendamento 4.013 al Decreto Legge 73/2025 – noto come “Decreto Infrastrutture” – che modifica un aspetto cruciale della normativa antimafia applicata al settore dell’autotrasporto. La misura, presentata dal Governo, ha immediatamente scatenato un acceso confronto tra maggioranza e opposizione, sollevando dubbi profondi sulla reale efficacia della nuova disciplina nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose.

L’intervento riguarda il delicato articolo 5 del D.lgs. 395/2000, che definisce i requisiti di onorabilità per l’iscrizione all’Albo degli Autotrasportatori. In concreto, la nuova norma sostituisce l’“informativa antimafia interdittiva” (art. 91 del Codice Antimafia) con la più blanda “comunicazione antimafia” (art. 88). Un cambiamento solo in apparenza tecnico, che nella sostanza innalza la soglia probatoria per escludere un’impresa da un’attività notoriamente esposta a interessi illeciti, come appunto il trasporto su gomma.

Mentre l’informativa (art. 91) consente al prefetto di agire in chiave preventiva sulla base di indizi e sospetti concreti, la comunicazione (art. 88) richiede elementi oggettivi e già accertati in via definitiva, come condanne o misure interdittive giudiziarie. Il passaggio da un criterio precauzionale a uno certificativo rischia, secondo molti, di depotenziare gravemente gli strumenti di tutela anticipata contro le mafie.

La scelta di modificare uno strumento antimafia proprio nel contesto dell’attuazione del Pnrr – con grandi cantieri e ingenti fondi pubblici in gioco – suona quantomeno inopportuna. La Direzione Investigativa Antimafia, nella sua ultima relazione, ha chiarito come la logistica merci sia un settore strategico per le cosche, che vi riciclano denaro, accedono a gare pubbliche e controllano porzioni di territorio.

Alla luce di queste evidenze, l’emendamento potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: da un lato accelera le procedure per la realizzazione delle infrastrutture, dall’altro potrebbe allentare una rete di controllo faticosamente costruita negli anni, proprio quando la pressione criminale è al suo massimo.

La modifica approvata appare come un compromesso pericoloso tra esigenze di semplificazione burocratica e la salvaguardia dell’interesse pubblico. Non è in discussione il principio di garantismo, ma il ruolo dello Stato come soggetto proattivo nella lotta alle mafie. Se l’intento è davvero evitare abusi, sarebbe stato forse più opportuno rafforzare i criteri di trasparenza e di verifica dell’uso dell’informativa, anziché depotenziarla.

Nel settore dell’autotrasporto, dove il confine tra legalità e zona grigia è spesso sottile, ogni scelta normativa pesa come una sentenza. Ed è compito della politica – al di là delle bandiere di partito – vigilare affinché semplificare non significhi abbassare la guardia.