Legge Quadro Interporti: perché rappresenta una svolta per la logistica italiana
Legge Quadro Interporti: il settore della logistica italiana ha finalmente una cornice normativa chiara e moderna per gli interporti. È questo il messaggio emerso nel webinar organizzato da Truck24, moderato e presentanto da Giovanni Rinzivillo, che ha visto come protagonista il Dott. Marcello Mariani, già segretario generale della UIR e figura di riferimento nazionale in ambito interportuale.
Al centro dell’incontro, la nuova legge quadro sugli interporti, un provvedimento atteso da anni che punta a rendere l’Italia più competitiva nella logistica europea, favorendo una gestione più efficiente, coordinata e sostenibile dei flussi di merci.

Legge Quadro Interporti: colma un vuoto normativo
La norma, composta da soli otto articoli, si distingue per la sua struttura semplice ma incisiva. Per la prima volta viene introdotta una disciplina specifica per gli interporti, ponendo fine a anni di frammentarietà e permettendo a queste infrastrutture di avere uno status definito all’interno della programmazione nazionale ed europea.
Il Dott. Mariani ha sottolineato come il testo sia frutto di un percorso legislativo ben costruito, capace di tenere insieme chiarezza, visione e coerenza operativa.
Il cuore della norma: definizioni, programmazione e governance
Tra gli articoli più significativi spiccano:
- Articolo 1, che definisce finalità e concetti chiave come “interporto” e “rete interportuale”, inserendo queste infrastrutture in una strategia di modernizzazione e integrazione con le reti europee.
- Articolo 2, che introduce il Piano Generale dell’Intermodalità, ampliando l’ambito della legge a tutti gli operatori della logistica.
- Articolo 4, che istituisce il Comitato Nazionale per l’Intermodalità e la Logistica, un organo snello e non oneroso che coordinerà le scelte strategiche tra Ministero delle Infrastrutture e Regioni.
- Articolo 5, considerato il più innovativo: gli interporti vengono riconosciuti come soggetti industriali e commerciali, pienamente operanti nel mercato. Un cambio di paradigma che li rende più agili e competitivi rispetto ai porti italiani ancora vincolati a modelli pubblicistici.
Il testo prevede inoltre la definizione della rete interportuale ferroviaria, con la possibilità di costituire un gruppo nazionale fino a 30 interporti, lasciando spazio alla nascita di nuove realtà.
Perché questa legge era indispensabile
Il webinar ha evidenziato tre motivi principali che rendono la legge quadro un passaggio cruciale:
- Chiarezza e prevenzione della proliferazione
Viene finalmente stabilito chi può essere definito “interporto”, evitando la nascita di infrastrutture spurie o piattaforme “gomma a gomma” che generano traffico ma non valore logistico. - Maggiore efficienza della rete
La programmazione dei nodi consente di orientare gli investimenti verso gli interporti riconosciuti, con un modello che privilegia il trasferimento delle merci su ferro nelle lunghe distanze e utilizza la gomma per l’ultimo miglio. - Allineamento con la visione europea (TEN-T)
La legge permette all’Italia di rientrare pienamente nei processi di pianificazione comunitaria, aumentando competitività e credibilità internazionale.
Il nodo territoriale e il ruolo dei porti
Un punto critico affrontato dal Dott. Mariani riguarda il divario infrastrutturale del Mezzogiorno. Sicilia e Sardegna restano prive di veri interporti e soffrono l’assenza di una rete ferroviaria adeguata, fattore che limita l’integrazione nei corridoi logistici europei.
La legge non interviene direttamente sui porti, che seguono un iter normativo parallelo, ma ne valorizza la complementarità con gli interporti, immaginati come nodi intermodali capaci di collegare ferro e gomma in maniera fluida ed efficiente.
Conclusioni: un primo passo che può cambiare molto
La nuova legge quadro sugli interporti segna una svolta. Fornisce al Paese un modello strategico, moderno e competitivo, che potrà facilitare la crescita dell’intermodalità, migliorare l’efficienza dei flussi logistici e accompagnare lo sviluppo economico in chiave sostenibile.
Molto resta da fare – soprattutto su integrazione ferroviaria e riequilibrio territoriale – ma la direzione tracciata è finalmente chiara: interporti non più come strutture isolate, ma come nodi essenziali dell’ecosistema logistico italiano ed europeo.

