10 Febbraio 2026
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Pallet sempre più cari: la crisi della materia prima spinge i prezzi verso i livelli del 2022

Il mercato dei pallet sta attraversando una fase di forte tensione sul fronte dei prezzi, nonostante una domanda industriale complessivamente debole. La causa principale non è da ricercare nel lato della domanda, bensì in una scarsità strutturale di materia prima, che sta progressivamente spingendo i listini verso i livelli record già toccati nel 2022.

I produttori di pallet si trovano oggi in una posizione particolarmente delicata: da un lato subiscono aumenti significativi sui costi dei semilavorati, dall’altro incontrano difficoltà a trasferire questi rincari a valle lungo la catena di fornitura. Una situazione che, secondo gli operatori, non potrà però reggere a lungo se l’attuale dinamica sui prezzi del legno dovesse proseguire.


Il nodo della materia prima e il ruolo delle segherie del Nord Europa

Alla base dell’aumento dei prezzi vi è la corsa alla materia prima. A inizio anno, le segherie austriache e tedesche hanno accettato forti rincari sui tronchi da segheria, pur di garantirsi l’approvvigionamento. Questo ha avuto un effetto immediato su tutta la filiera del legno, penalizzando in modo particolare i settori a minor valore aggiunto, come quello dei pallet e dell’imballaggio industriale.

Il risultato è una filiera “schiacciata” tra l’aumento dei costi dei segati provenienti dall’estero e un mercato che, almeno nel breve periodo, fatica a riconoscere questi incrementi. In un contesto del genere, il rischio di squilibri è elevato, soprattutto se i rincari sul tondo dovessero consolidarsi.


Un settore strategico per la logistica e l’export italiano

Nonostante le difficoltà, il comparto dei pallet e dell’imballaggio industriale resta strategico per la logistica nazionale e internazionale e per la capacità dell’Italia di esportare il made in Italy. Secondo i dati di FITOK, nel 2025 i volumi di consumo del settore hanno continuato a crescere, con un aumento del 6,2% rispetto al 2024. Anche la produzione di pallet EPAL ha registrato un incremento, pari a +3,5% su base annua.

Questi numeri confermano che, al di là delle tensioni sui prezzi, la domanda strutturale di pallet resta solida, sostenuta dai flussi logistici e dall’export.


Le previsioni per il 2026: mercato volatile e rischio “collo di bottiglia”

Secondo le analisi di Conlegno, il mercato del legno e dei pallet resterà altamente volatile almeno fino alla metà del 2026. Il rischio principale è quello di un nuovo “collo di bottiglia” logistico: se la domanda industriale dovesse ripartire improvvisamente, la mancanza fisica di tronchi potrebbe generare difficoltà di approvvigionamento simili a quelle vissute nel 2022.

L’inizio del 2026 ha già portato nuove richieste di aumento sui segati, nell’ordine dei 15-20 euro al metro cubo, a conferma che la carenza strutturale di tondame in Europa non è destinata a risolversi nel breve periodo. Per questo motivo, il settore guarda sempre più alla necessità di strategie di lungo periodo, basate su una maggiore collaborazione tra fornitori e clienti.


Il mercato del tondo: Austria sotto pressione

L’Austria rappresenta oggi uno dei punti più critici del mercato europeo del legno. I prezzi dei tronchi da segheria, in particolare dell’abete rosso, hanno raggiunto 125-130 euro al metro cubo, spinti da un’offerta limitata e da scorte ridotte nelle segherie. Il clima umido dell’estate ha ridotto i danni da bostrico, diminuendo la disponibilità di legname “di emergenza” che negli anni scorsi aveva contribuito a calmierare i prezzi.

Le importazioni di tronchi da sega in Austria nei primi otto mesi del 2025 sono diminuite dell’11%, toccando il livello più basso dal 2015. Germania, Repubblica Ceca, Italia e Slovenia, principali Paesi fornitori, hanno tutti ridotto le consegne. A questo si sono aggiunti i problemi logistici legati al maltempo, che hanno ulteriormente complicato l’esbosco e il trasporto del legname.


I fattori strutturali della crisi del legno

In sintesi, la disponibilità di legno – che incide per circa il 75% sul costo finale di un pallet – è crollata per una combinazione di fattori. È terminata la fase del “legno economico” legato alle infestazioni da bostrico, il maltempo in Austria e Scandinavia ha ridotto l’esbosco, una quota crescente di legname viene esportata verso gli Stati Uniti, dove i prezzi sono più alti anche per effetto dei dazi contro il Canada, e alcune segherie europee rischiano la chiusura perché costrette a lavorare in perdita.


L’impatto sui prezzi dei pallet

L’aumento dei costi dei semilavorati è stato rapido e certificato dagli indici di settore. L’indice tedesco HPE ha segnato un +17% dall’inizio del 2025, mentre l’indice italiano CRIL ha registrato un +12% in soli quattro mesi. In un Paese come l’Italia, che importa circa l’80% del legno utilizzato, questi rincari si riflettono sui listini dei pallet nel giro di poche settimane.

A pesare non è solo il costo del legno, ma anche l’aumento dei costi energetici per il trattamento HT previsto dalla normativa ISPM-15 e l’inflazione sui chiodi in acciaio, componenti essenziali nella produzione dei pallet.


La necessità di nuove regole di filiera

Alla luce di questo scenario, per evitare una nuova crisi acuta come quella del 2022 diventa fondamentale rafforzare il dialogo tra fornitori di pallet e clienti, introducendo meccanismi di adeguamento più trasparenti. In questa direzione va la proposta di fare maggiore affidamento su indici di prezzo affidabili dei semilavorati, come quello elaborato dal CRIL, da inserire direttamente nei contratti di fornitura.

Per la logistica e il trasporto merci, il tema dei pallet non è marginale: la loro disponibilità e il loro costo incidono direttamente sull’efficienza delle catene di approvvigionamento. Ignorare i segnali che arrivano dal mercato del legno significherebbe esporsi a nuovi shock, proprio nel momento in cui i flussi logistici mostrano segnali di ripresa.

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