Polizza catastrofale obbligatoria, stop agli incentivi per chi non si assicura.
Il decreto firmato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il 18 giugno 2025 chiude definitivamente il cerchio sull’obbligo di copertura contro i rischi catastrofali introdotto dalla legge di Bilancio 2024.
Con un colpo solo, il provvedimento collega la polizza non solo alla tutela dei beni aziendali, ma anche all’accesso a buona parte delle agevolazioni ministeriali: senza assicurazione non si entra in graduatoria per contratti di sviluppo, interventi nelle aree di crisi industriale, sostegni a start-up e venture capital, incentivi all’economia sociale, al rilancio occupazionale e all’autoproduzione di energia rinnovabile .
Il percorso normativo è stato rapido ma a tappe: prima la legge 213/2023, che ha imposto la copertura a tutte le imprese escluse le agricole; poi il D.M. MEF 30 gennaio 2025 n. 18, che ha fissato le modalità operative e l’entrata in vigore al 14 marzo 2025; infine il D.L. 39/2025 (convertito in legge 78/2025) che ha concesso una proroga differenziata—grandi imprese entro marzo 2025, medie fino al 1 ottobre 2025, micro e piccole entro il 31 dicembre 2025—e ha mitigato la franchigia per favorire la sottoscrizione della polizza da parte delle PMI.
Il decreto MIMIT non introduce nuovi requisiti tecnici, ma stabilisce controlli stringenti: la verifica dell’esistenza della polizza avverrà prima dell’ammissione quando il sostegno è indiretto e al “closing” quando il ministero entra nel capitale dell’azienda. In assenza di copertura, la procedura si blocca e l’impresa viene esclusa da graduatorie, contributi a fondo perduto, prestiti agevolati e garanzie pubbliche .
Gli effetti per il tessuto produttivo sono immediati.
Da un lato, il venir meno del contributo pubblico rischia di far saltare business plan e strutture finanziarie che basavano la leva bancaria sull’incentivo ministeriale.
Dall’altro, investitori e fondi—spinti anche dai criteri ESG—hanno già iniziato a inserire la polizza catastrofale tra le condizioni sospensive nelle due-diligence: senza polizza, niente equity. Il costo medio del premio, stimato tra lo 0,5 ‰ e l’1,2 ‰ del capitale assicurato, diventa così una voce di “compliance” da pianificare, ma in parte può essere recuperato grazie alla deducibilità fiscale e ai crediti d’imposta collegati alla mitigazione del rischio.
Sul piano operativo le imprese sono chiamate a mappare tutti i beni immobilizzati soggetti all’obbligo—terreni, fabbricati, impianti, macchinari—verificare eventuali sovrapposizioni con le polizze property esistenti e chiedere, ove possibile, soluzioni parametriche che garantiscano tempi di liquidazione più rapidi. Fondamentale, infine, archiviare il certificato di polizza in formato digitale: sarà il primo documento che i gestori dei fondi ministeriali chiederanno al momento del controllo ex-ante o della chiusura del contratto.
Guardando avanti, la polizza catastrofale si candida a diventare un nuovo indicatore di resilienza aziendale.
Dal 2026, con la fine delle proroghe, non solo gli incentivi MIMIT ma anche banche, fondi e committenti della supply chain verificheranno la presenza della copertura prima di concedere credito o assegnare commesse. Chi agirà per tempo potrà trasformare un obbligo normativo in un vantaggio competitivo, presentandosi a mercato come impresa capace di gestire in modo responsabile i rischi climatici e geologici—un requisito destinato a pesare sempre di più sui bilanci e sulla reputazione.
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