Rentri: entro il 13 febbraio 2026 obbligo di iscrizione anche per autotrasportatori e piccole imprese con rifiuti pericolosi
Dal 13 febbraio 2026 entra in vigore l’ultima fase di avvio del RENTRI, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti. Da quella data saranno obbligate all’iscrizione anche le imprese produttrici di rifiuti pericolosi con meno di dieci dipendenti, una platea molto ampia che include attività spesso considerate “marginali” dal punto di vista ambientale, ma che in realtà producono rifiuti soggetti a piena tracciabilità.
Il nuovo obbligo riguarda, tra gli altri, officine meccaniche e carrozzerie, uffici e studi professionali e, soprattutto, imprese di autotrasporto che non trasportano rifiuti, ma che ne producono nell’ambito della normale gestione aziendale. È il caso dell’olio esausto derivante dalla manutenzione dei veicoli, delle batterie al piombo o al nichel-cadmio, nonché di altri rifiuti pericolosi tipici delle flotte di mezzi industriali.
Un chiarimento importante riguarda proprio l’autotrasporto: l’obbligo di iscrizione al Rentri non nasce dall’attività di trasporto, ma dal fatto di essere produttori iniziali di rifiuti pericolosi. Anche una piccola azienda con pochi mezzi e senza officina interna può rientrare nell’obbligo se produce e detiene temporaneamente questi rifiuti.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto alcune esenzioni mirate, ma non ha escluso il comparto dell’autotrasporto. Sono stati infatti esonerati dall’iscrizione alcuni produttori iniziali di rifiuti pericolosi, come i consorzi di gestione e alcune attività specifiche individuate dalla normativa, tra cui imprenditori agricoli e determinati servizi alla persona. Queste esclusioni, però, non si applicano alle imprese di trasporto merci, che restano pienamente coinvolte.
Le imprese obbligate devono procedere all’iscrizione in modalità esclusivamente telematica, accedendo alla piattaforma Rentri nell’Area operatori. La procedura richiede la compilazione dei dati aziendali e il versamento del contributo di iscrizione, fissato in 30 euro per ogni unità locale, a cui si aggiungono 10 euro di diritti di segreteria. Si tratta di un costo contenuto, ma l’adempimento è indispensabile per evitare sanzioni.
La mancata iscrizione, infatti, può comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa che va da 500 a 1.000 euro, a seconda che i rifiuti siano non pericolosi o pericolosi. Importi che, per una micro impresa, possono diventare rilevanti, soprattutto se sommati ad altre irregolarità.
Dal 13 febbraio 2026 scatterà anche un secondo obbligo operativo per i nuovi iscritti: la tenuta del registro di carico e scarico dei rifiuti esclusivamente in formato digitale. Non sarà più possibile utilizzare il registro cartaceo. Le annotazioni dovranno essere trasmesse telematicamente entro il mese successivo a quello in cui sono state effettuate, rendendo necessaria una maggiore attenzione nella gestione amministrativa quotidiana.
Per le imprese di autotrasporto questo passaggio segna un cambiamento culturale oltre che operativo. La gestione dei rifiuti prodotti in azienda diventa parte integrante dell’organizzazione, al pari della contabilità o della gestione del personale. Sottovalutare l’obbligo di iscrizione al Rentri espone a rischi evitabili, soprattutto in un contesto di controlli sempre più digitalizzati.
Il consiglio, per le aziende interessate, è di verificare subito la propria posizione, individuare i rifiuti pericolosi prodotti e procedere per tempo all’iscrizione, evitando di arrivare alla scadenza impreparati. Il Rentri è destinato a diventare lo standard nazionale per la tracciabilità dei rifiuti e, per l’autotrasporto, rappresenta un adempimento da integrare stabilmente nella gestione aziendale.

