Tirrenia al capolinea. Stop alla tratta Catania – Napoli

Tirrenia è al capolinea. Chiusura della storica sede di Napoli, trasferimento del personale, fermata anche la linea dei traghetti Napoli-Catania. A tutto risparmio, dunque, la compagnia che fa capo a Vincenzo Onorato in attesa, evidentemente, delle decisioni del governo circa la continuità territoriale con la Sardegna e le altre isole, che fino ad oggi ha beneficiato del contributo di 72 milioni di euro annui e che, come già annunciato, a luglio arriverà l’ultima erogazione prevista dal contratto di privatizzazione dell’ex compagnia pubblica. Cosa farà il governo? Continuerà a dare soldi agli armatori o, invece, come da più parti si chiede, agli isolani lo sconto dovrà arrivare direttamente sul costo del biglietto. Un bonus, dunque, che riguarderebbe solo i residenti sulle isole. E con queste prospettive all’orizzonte Tirrenia, evidentemente, comincia a tirare la cinghia. Far quadrare i conti è sempre più difficile ora che anche Moby, l’altra compagnia del gruppo ha i fari puntati addosso dalle banche spinte dai fondi sempre più assetati di certezze e, soprattutto, di bilanci in ordine.

È in questo scenario il ruolo di Napoli diventa ogni giorno più marginale. La protesta dei lavoratori di Tirrenia che chiamano a raccolta anche i marittimi al loro fianco, trova sulla strada un’altra decisione improvvisa: lo stop immediato alla linea di traghetti Napoli-Catania. Una decisione inaspettata che ha lasciato di stucco anche il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Tirreno centrale, Pietro Spirito. «Senza alcuna comunicazione preventiva – dice Spirito – ed anzi in contraddizione rispetto a quanto affermato in una recente riunione tenutasi a Napoli presso l’Autorità di Sistema Portuale del mar Tirreno centrale, Tirrenia ha sospeso il collegamento di autostrada del mare tra i porti di Napoli e Catania. Si tratta di una decisione che arreca danno al tessuto economico regionale ed alla rete dei collegamenti marittimi meridionali. Accanto alla già annunciata decisione di chiudere la sede partenopea della società, questa iniziativa genera un effetto di deterioramento competitivo che si trasmette ad altri soggetti della comunità portuale. L’Autorità continuerà a vigilare avendo come obiettivo il miglior utilizzo delle infrastrutture portuali, per lo sviluppo dei traffici e dell’occupazione».
 
Vale solo la pena ricordare che queste linee sono state chieste da Tirrenia grazie alla disponibilità della banchina 21 lasciata libera dalla TtLine. Una banchina su cui, tra l’altro, c’è un’indagine aperta da parte della Procura che vede implicati anche i vertici dell’Adsp.

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