19 Gennaio 2026
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Torna l’iperammortamento: cosa prevede la manovra 2026 e perché interessa il mondo dell’autotrasporto

Con la progressiva conclusione delle misure basate sui crediti d’imposta 4.0 e 5.0, le imprese italiane guardano con crescente attenzione alla reintroduzione dell’iperammortamento prevista dal Disegno di Legge di Bilancio 2026.

Si tratta di una misura già nota, introdotta per la prima volta nel 2017, che torna ora in una veste rinnovata e riservata esclusivamente alle imprese. L’iperammortamento consiste in una maggiorazione fiscale extracontabile delle quote di ammortamento dei beni strumentali, con l’obiettivo di favorire investimenti orientati all’innovazione e alla digitalizzazione.

A differenza dei crediti d’imposta, non genera un beneficio immediato, ma produce nel tempo una riduzione dell’imponibile grazie a quote di ammortamento fiscalmente maggiorate.

Il perimetro dei beni agevolabili ricalca quello della precedente disciplina e fa riferimento agli allegati A e B della Legge 232/2016, che includono beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione digitale: macchinari interconnessi, software avanzati, sistemi di controllo e automazione, tecnologie per la logistica intelligente e per la gestione dei processi produttivi.

Per il settore dell’autotrasporto, ciò si traduce nella possibilità di agevolare sistemi telematici evoluti, soluzioni digitali per la gestione della flotta e strumenti che migliorano sicurezza, efficienza operativa e connettività dei mezzi.

A questi si aggiungono due novità rilevanti: la prima riguarda i beni destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, compresi impianti fotovoltaici ad alta efficienza e sistemi di accumulo energetico; la seconda riguarda un potenziamento della maggiorazione fiscale per gli investimenti che comportano un risparmio energetico di almeno il 3% sulla struttura produttiva o del 5% sui processi direttamente interessati.

Le percentuali di maggiorazione variano in base all’entità dell’investimento: fino a 2,5 milioni di euro la maggiorazione può raggiungere il 180% per i beni 4.0 e il 220% per quelli con finalità ambientale; percentuali inferiori sono previste per scaglioni superiori fino ai 20 milioni.

Il beneficio effettivo si manifesta come riduzione dell’IRES o dell’IRPEF, seguendo le quote di ammortamento fiscale stabilite dal D.M. 31 dicembre 1988. Va considerato inoltre che, diversamente dal passato, il nuovo iperammortamento prende in considerazione i costi ammissibili al netto di altri incentivi eventualmente ottenuti.

Un aspetto importante riguarda il rapporto tra ammortamento civilistico e fiscale. Secondo l’impostazione già applicata ai precedenti super e iperammortamenti, il beneficio si calcola esclusivamente sulla base dei coefficienti fiscali, anche qualora l’impresa decida di adottare un ammortamento civilistico più prudente o diluito nel tempo. Questo permette di preservare l’efficacia dell’agevolazione indipendentemente dalle politiche di bilancio interne dell’azienda.

Occorre però prestare attenzione alla concreta fruibilità del beneficio: trattandosi di una variazione in diminuzione, per generare un risparmio occorre una base imponibile positiva. In caso di perdita fiscale o imponibile ridotto, il beneficio si sposta negli anni successivi.

Situazioni di imponibile basso sono frequenti anche nel settore dell’autotrasporto, ad esempio per effetto dell’indennità forfettaria. Per questo motivo è utile valutare attentamente gli effetti nel medio periodo.

La fase transitoria tra il 2025 e il 2026 rappresenta uno degli aspetti più delicati per chi sta pianificando investimenti, come l’acquisto di mezzi pesanti o tecnologie avanzate. Le interpretazioni fornite in passato dall’Agenzia delle Entrate indicano che un bene consegnato prima dell’entrata in vigore della norma ma entrato in funzione l’anno successivo non è agevolabile.

Possono invece accedere all’agevolazione i beni per i quali sono stati versati acconti nel 2025 e che vengono consegnati nel 2026, purché l’investimento si consideri completato nell’anno in cui la disciplina è attiva. Per molte aziende, soprattutto in settori con tempi di consegna più lunghi, questo richiede una programmazione accurata degli ordini e dei rapporti con i fornitori.

In conclusione, l’iperammortamento 2026 si presenta come una misura strategica per incentivare investimenti tecnologici, il rinnovamento della flotta, il miglioramento dell’efficienza dei processi e la riduzione dei consumi energetici.

Pur non garantendo un beneficio immediato come i crediti d’imposta, può rappresentare una leva fiscale rilevante per le imprese che programmano investimenti pluriennali nel quadro della transizione digitale ed energetica. Una corretta gestione della fase di transizione e una valutazione attenta della capacità fiscale dell’impresa saranno determinanti per sfruttare al meglio questa opportunità.