A Gioia Tauro la prima Agenzia per i lavoratori del transhipment

mct-termina-gioia-170124183319_bigRaggiunta l’intesa col Mit, il Comitato Portuale ha approvato la delibera istitutiva per i lavoratori in esubero del terminal container Mct. Le situazioni di Taranto e Cagliari.

È nata oggi ufficialmente la prima Agenzia di somministrazione del lavoro portuale e per la qualificazione professionale, lo strumento di sostegno ai lavoratori dei terminal di transhipment di Gioia Tauro, Taranto e Cagliari delineato dal decreto per il sostegno al Mezzogiorno pubblicato sul finire dello scorso anno e divenuto legge a febbraio.

A comunicarlo è stata l’Autorità Portuale di Gioia Tauro, notificando che l’istituzione è avvenuta “con delibera approvata all’unanimità dal Comitato portuale, convocato ad hoc dal commissario straordinario Andrea Agostinelli”. All’inizio del 2017 Agostinelli aveva spiegato che, essendo l’ente in gestione commissariale e in fase di trasformazione, si sarebbe limitato a istruire la pratica per poi lasciare alla nascitura Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale, Jonio e dello Stretto il concreto avvio dell’Agenzia, tanto più che il problema concreto – i circa 400 esuberi dichiarati dal terminalista container MCT (partnership paritetica fra Contship e MSC), che i sindacati vorrebbero ridurre a 300 – aveva parziale soluzione nella copertura fino a luglio degli ammortizzatori sociali.

Quasi tre mesi dopo, ancora al suo posto e con l’evoluzione dell’ente ancora lontana, il commissario, “dopo un intenso lavoro di studio, analisi e di confronto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha visto, la scorsa settimana, l’adozione da parte del Mit dell’intesa formale alla istituenda Agenzia”, ha portato in Comitato la delibera, incassando piena approvazione. Agostinelli ha tuttavia ammonito che “il difficile percorso che ha portato a questa delibera sarà del tutto inutile se l’Autorità portuale e gli altri enti interessati non dedicheranno ogni energia all’adozione di scelte coraggiose per il rilancio produttivo del porto e, nel tempo, per il riassorbimento degli esuberi”.

Il richiamo è al progetto per la realizzazione di un bacino di carenaggio avviato dallo stesso Agostinelli nei mesi scorsi. A tal proposito proprio nelle ultime settimane la Regione Calabria ha provveduto a trasferire all’Autorità Portuale i 40 milioni di euro previsti all’abbisogna, mentre gli altri 35 necessari all’investimento dovrebbero essere investiti dall’ente. Le riparazioni navali potrebbero essere uno degli sbocchi lavorativi per il personale che confluirà nell’Agenzia.

Il cui compito – ha spiegato l’Authority – è proprio “quello di supportare la collocazione professionale dei lavoratori iscritti nel proprio elenco, anche attraverso la formazione professionale che sarà definita in funzione delle realtà economiche e degli sviluppi industriali che interesseranno l’area portuale di Gioia Tauro”.

Anche a Taranto, dove i lavoratori coinvolti sono i 520 dipendenti del TCT in liquidazione e dove sembrava che l’istituzione dell’Agenzia fosse in stadio più avanzato, la situazione potrebbe sbloccarsi nelle prossime settimane. “Purtroppo la norma in sede di conversione ha previsto la preventiva intesa con il Mit che prima non era indicata. Per cui abbiamo inviato al Mit una relazione per l’intesa, che dovrebbe arrivare in questi giorni, per poi ripassare in Comitato di Gestione. Lo statuto è già pronto” ha spiegato Sergio Prete presidente dell’Autorità in questo caso già di Sistema Portuale.

A Cagliari, infine, per il momento sembrerebbe che l’istituzione dell’Agenzia non sia alle viste. Del resto nello scalo sardo il soggetto in difficoltà non è il terminalista (Cict, altra società del gruppo Contship), bensì il fornitore temporaneo di manodopera ex art.17, la CLP – Compagnia dei Lavoratori Portuali, una Srl partecipata da oltre 20 soci individuali. Secondo quanto riportato dall’Unione Sarda nei giorni scorsi il presidente della Compagnia, Ubaldo Onnis, avrebbe comunicato all’Autorità Portuale la “gravissima situazione finanziaria della società” (dovuta, parrebbe, ad un contenzioso legale proprio con Cict sul presunto mancato riconoscimento di alcune maggiorazioni tariffarie negli anni passati) e la conseguente “interruzione dell’attività e dei servizi dal 31 marzo”.

Il commissario straordinario dell’ente Roberto Isidori si è detto impegnato alla ricerca di una soluzione, ma la preoccupazione è alta sia per l’operatività dello scalo che fra i 70 dipendenti (cui non è stato pagato lo stipendio di febbraio). Al punto che, ha spiegato William Zonca di Uil, “se la CLP dovesse chiudere è stato ipotizzato un percorso alternativo con la creazione di un’agenzia del lavoro che assorba tutti i dipendenti. Chiediamo che, in questo caso, l’Autorità Portuale faccia parte dell’agenzia, almeno in una prima fase”.

Uno scenario che richiama quanto avvenuto negli ultimi anni a Livorno e Trieste e che evidenzia contestualmente, una volta di più, l’esigenza – recentemente riemersa anche a Genova – che il legislatore affianchi a quello sul transhipment un intervento volto a rivedere organicamente in maniera univoca e chiara il delicato comparto della fornitura temporanea di manodopera sulle banchine, soggetto a crisi e problematiche (legate a organici e produttività) troppo diffuse e frequenti per esser considerate fisiologiche. Non a caso è previsto a giorni un incontro a Roma fra i dirigenti del Mit, le associazioni dei terminalisti (Assiterminal e Assologistica) e Ancip (Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali).

Andrea Moizo

Tratto da: http://www.ship2shore.it/it/porti/a-gioia-tauro-la-prima-agenzia-per-i-lavoratori-del-transhipment_64011.htm

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