Logistica sostenibile: misurare per migliorare

Volvo_FM_isotermico_galleriaAumentare la consapevolezza sull’impatto ambientale della supply chain, sfruttare gli strumenti per renderla più green e trasferire al consumatore le scelte di sostenibilità adottate dalle imprese del largo consumo. Questi i temi al centro dell’incontro “Logistica sostenibile: misurare per migliorare”, organizzato a Milano da GS1 Italy. Presentato anche Ecologistico2, il web tool di ECR Italia per misurare e migliorare l’impronta climatica delle imprese
02-03-2017

La diffusione di una maggior consapevolezza sui temi ambientali è indubbiamente in crescita ma le azioni concrete da parte delle aziende, quando non sufficientemente convinte, vanno sostenute e aiutate in tutti i modi. È questo il messaggio di fondo presentato da Bruno Aceto, presidente di GS1 Italy in apertura del convegno “Logistica sostenibile: misurare per migliorare”, organizzato a Milano il 2 marzo da GS1 Italy in ambito ECR, per fare il punto sulla sostenibilità nel mondo dei trasporti, sul quadro normativo internazionale di riferimento e sul ruolo strategico della logistica nella riduzione dell’impatto ambientale e nel percorso verso un’economia più sostenibile. Un’occasione importante anche per riflettere sul ruolo della sostenibilità quale driver di acquisto dei consumatori e sull’importanza da parte delle imprese di raccontare e comunicare le misure adottate per migliorare la propria impronta ambientale lungo l’intera supply chain.

Coniugare efficienza e sostenibilità ambientale, garantendo sia il pieno funzionamento della supply chain che il raggiungimento degli obiettivi indicati dalla Commissione europea sul fronte della riduzione delle emissioni dei trasporti e dell’uso di mezzi alternativi. Sono le importanti sfide che oggi si trova ad affrontare il mondo del largo consumo sul fronte della logistica e che avranno un impatto rilevante sulla gestione della supply chain del futuro. «I consumatori sempre più sensibili ai temi ambientali, le indicazioni per il calcolo della carbon footprint, gli obiettivi della Commissione europea di riduzione del 60% delle emissioni del settore trasporto e di riduzione fino al 50% del trasporto su gomma sono le nuove sfide per il mondo del largo consumo – ha commentato Silvia Scalia, coordinatore ECR Italia. «Questa giornata di lavoro vuole promuovere una cultura aziendale improntata alla sostenibilità e accrescere la consapevolezza del ruolo strategico della logistica, grazie a strumenti che consentano di misurare l’impatto ambientale e di individuare le soluzioni per renderla più green».
Durante il convegno è stato, infatti, presentato Ecologistico2, il nuovo strumento targato ECR Italia, con cui ogni azienda può misurare l’impatto ambientale del suo network logistico e individuare le soluzioni e le tecnologie più adatte per migliorare la sostenibilità ambientale della supply chain. E scoprire come la logistica può giocare un ruolo strategico nella riduzione dell’impatto climatico.
Ecologistico2 – sviluppato in collaborazione con GreenRouter – risponde alle esigenze delle imprese di avere a disposizione uno strumento pratico per individuare le variabili logistiche a maggior impatto ambientale, raggiungendo maggiori risultati sul fronte della riduzione delle emissioni di CO2. «Il tool Ecologistico2 è una palestra per i manager della supply chain che intendono confrontarsi non solo con i valori delle emissioni ma anche con le opzioni di cambiamento e con i loro relativi impatti» dichiara Andrea Fossa, cofondatore di GreenRouter.

Durante la giornata il sociologo Francesco Morace, presidente di Future Concept Lab, ha approfondito il rapporto dei consumatori con i temi ambientali e le ricadute concrete sui consumi. “Il valore della credibilità nella filiera del futuro” era il titolo della relazione di Francesco Morace, sociologo, secondo il quale presto non si parlerà più di digitale – perché il digitale sarà il tutto nel mondo in cui viviamo – e le relazioni fra persone, fra aziende, fra anelli di una filiera, oggigiorno acedono a un livello più elevato di trasparenza e di trustability: servono tuttavia strumenti per consolidare tali valori. In questo paradigma la sostenibilità, non più argomento da pochi “fissati” dell’ambiente, diventa un tema diffuso e trasversale. C’è quindi necessità di “vivere” la sostenibilità e soprattutto di realizzarla e misurarla con strumenti scientifici in grado di far confluire queste buone pratiche in un altro dei concetti chiave della nuova società, ovvero la reputazione, la credibilità sul mercato. Trust si accompagna a sharing anzi vi è già chi parla di “reputation economy”.
In seguito Antonio Malvestio, presidente Freight Leaders Council, ha illustrato gli interventi da derivare nei trasporti e nella logistica per affrontare l’emergenza CO2 e i benefici che ne possono risultare per le aziende. Il problema della sostenibilità causato dalla logistica e dai trasporti è molto grave: considerato il volume della terra, l’acqua rappresenta una quota ben più modesta, l’ossigeno ancor più piccola. Il processo di conversione da CO2 ad ossigeno è effettuato dagli alberi con la fotosintesi clorofilliana: ed è stupefacente sapere quanta poca ricerca c’è su questo argomento, un paio di università al lavoro e non di più. La Co2 emessa dai trasporti aumenta in modo insostenibile. Per fortuna, anche presso FLC, vi sono due percorsi che si possono percorrere in parallelo e anzi hanno già cominciato: da un lato ridurre il numero dei trasporti consolidando i carichi, dall’altro ridurre le emissioni intervenendo sulle motorizzazioni.
Nel quaderno 25 si affronta specificatamente questo tema, analizzando anche gli strumenti che consentono di misurare le emissioni per poi intervenire sulle possibilità di riduzione. Vi sono poi delle tecniche tutte ampiamente disponibili e consolidate che servono per rendere più sostenibili i trasporti, così come sono: aerodinamica (forme dei camion), navigatori predittivi che consentono di intervenire sui giri motore in modo da adattare lo sforzo del motore alla pendenza della strada, stili di guida, combustibili alternativi – in Italia ancora non si usa il biodiesel ma abbiamo il metano liquido – pneumatici ottimizzati per il carico e nuove motorizzazioni più efficienti. Il mondo insomma si sta già muovendo su questa via.
Queste in sintesi le proposte di FLC.
1. Imporre il calcolo della CO2 prodotta con i trasporti: in Francia è obbligatorio riportare questo dato in fattura. Cosa che ha eliminato i sistemi fasulli e ha fatto pulizia di fornitori non adeguati.
2. Lanciare un piano nazionale su due binari, LNG e biocarburanti: altrimenti si creano tanti progetti separati senza un’autorevolezza necessaria per creare uno standard reale.
3. Perseguire il piano nazionale per l’intermodalità ferroviaria, per fortuna in evidenza per questo governo ma che va affrontato ulteriormente e consolidato.
4. Premiare i trasporti lenti, non che diventino anacronistici, ma resistendo a modelli estremi che corrispondono solo a quella che FLC chiama la “logistica del capriccio” e sono di fatto insostenibili oltre che non necessari.
5. Dare visibilità allo sforzo nazionale verso la migliore sostenibilità del trasporto merci: le buone pratiche ci sono, ma nessuno le conosce, tanto meno i politici!
6. Accelerare lo sviluppo della smart mobility quindi con tecnologie e business model che coinvolgano tutti i progetti di mobilità, di persone e merci.

Prosegue Giuseppe Luscia, responsabile progetti supply per ECR Italia, dicendo che ormai per quello che è diventato il contesto del largo consumo il tema della sostenibilità rientra ormai quotidianamente nei lavori di GS1-ECR. La misurazione è essenziale – se non misuri, non puoi gestire – e aggiungiamo, non puoi fissare degli obiettivi, non puoi confrontarti con l’esterno.
Il dato di misura che accomuna tutti i progetti GS1 è uno solo: ton CO2 Eq. Va in questa direzione l’attività che GS1 ha cominciato con il nome di Ecologistico2, un tool di misurazione che mette insieme tutti i parametri per ottenere un rating di sostenibilità, proprio quella possibilità di misurazione che poi consente di prendere delle decisioni.
La mattinata è terminata poi con due casi concreti: Conad e Sanpellegrino, che hanno raccontato le loro green practice, che si esplica su tanti fronti diversi.

Conclude la mattinata Silvia Scalia, coordinatore di ECR Italia, che mette l’accento sulle opportunità e sulle leve concrete che emergono da questi progetti, che dimostrano la diffusione di una maggior consapevolezza sul tema e sulla necessità che queste idee siano presto trasformate in percorsi specifici. Dalla misurazione all’azione quindi, grazie anche a soluzioni come quella del portale di benchmarking presentato stamattina, che possono indicare le direzioni sui cui andare a lavorare all’interno della propria realtà.
Da notare che Ecologistico2 non è che uno dei progetti di logistica collaborativa avviati da ECR Italia, quali Supply Chain 2.0 – analisi e strumenti per creare una coscienza logistica per la collaborazione di filiera; SI.RI.O. – tool di simulazione web per comprendere l’impatto economico delle scelte di riordino delle merci; Atlante – mappa geografica dei principali nodi logistici della filiera del largo consumo in Italia.

Nel pomeriggio sono state presentate innovative soluzioni per migliorare la sostenibilità ambientale in ogni fase della supply chain, a cura delle aziende Jungheinrich, Niinivirta-Transport, Gruppo Marconi, Neologistica, Eni, Infinity Motion, Iveco, TimoCom e LedAdvance, a diverso titolo coinvolte nel progetto di benchmarking avviato da GS1 a beneficio del nostro pianeta e di chi ci abiterà domani.

Tratto da: http://www.logisticamanagement.it/contents/articles/it/20170302/it_20170302_logistica_sostenibile_misurare_per_migliorare

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