Servono misure urgenti per monitorare e gestire l’impatto del Coronavirus sui trasporti e sulla logistica

Il focolaio di Covid-19 di Codogno, in provincia di Lodi, si trova all’interno di una fascia di pochi chilometri che si estende da nord a sud nella parte orientale di Milano e che comprende grandi hub della logistica che operano in diversi settori, dal rifornimento d’impianti produttivi alla distribuzione di prodotti per la Gdo, fino alle consegne per il commercio elettronico.

Un altro anello importante è il sistema portuale, dove la prevenzione deve ora operare su due fronti. Il primo riguarda i controlli su chi scende dalle navi. Non solo i passeggeri, ma anche nel trasporto merci gli equipaggi del mercantili, delle portacontainer e dei traghetti e gli autisti dei veicoli industriali che sbarcano dalle ro-ro. Il secondo riguarda l’accesso da terra dei veicoli che servono i porti e che possono avere viaggiato anche nelle aree d’Italia considerate a rischio d’epidemia. Finora ci sono iniziative locali, prese da singole Autorità portuali o terminalisti, ma manca un coordinamento centrale.

Nonostante questi esempi, non ci sono ancora segnali di un interesse delle istituzioni nei confronti delle conseguenze che i provvedimenti contro il coronavirus possono avere sul trasporto delle merci e la logistica.

Per ora il ministero si è limitato a rilanciare le generiche norme di comportamento diffuse dal ministero della Salute. Indubbiamente utili, ma non sufficienti per risolvere i problemi che il mondo del trasporto sta affrontando (e si riflettono anche sulla produzione, il commercio e i cittadini).

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