Strage treni in Puglia. Tratte a rischio, il primato del Sud: 4mila km senza raddoppio.

TrenoIl presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha definita una «tragedia inammissibile». E per certi versi lo è. Perché a Corato, oltre a vite e lamiere, hanno deflagrato ancora una volta due modelli di Paese: l’uno, lanciato ad alta velocità verso l’Europa, pronto a travolgere monti e colline pur di portare l’Italia del Nord nel futuro. L’altro, mesto e assai meno trionfale, che continua a restare ancorato alla fine di un Ottocento che l’Italia del Sud tenta di scrollarsi di dosso con ogni forza, ma con risorse ridotte.

Se si osservano i dati nel loro complesso, la spaccatura è evidente: su 16529 chilometri di rete ferroviaria, il Paese può contare su 7306 chilometri di ferrovia a doppio binario, contro i 9223 chilometri di rotaie sui quali i nostri treni sono ancora costretti a viaggiare su un binario unico. Il rapporto pubblicato da Srm, intitolato in maniera quasi provocatoria «Il Sud sui binari dello sviluppo», è una fotografia impietosa dell’Italia a due velocità. I dati dicono infatti che il Mezzogiorno è attraversato dal 34,4 per cento dei binari dell’intera rete nazionale. Ma se nel resto del Paese un cittadino può contare in media su 29 chilometri di rete per 100mila abitanti, Puglia e Campania vedono drasticamente scendere la disponibilità di binari rispettivamente a 20 e 19 chilometri per ogni 100mila residenti. Meglio sorvolare sull’alta velocità, che al Sud è ancora un autentico miraggio. Unica beneficiaria della categoria è al momento infatti la sola Campania, con appena 144 chilometri. Briciole, in confronto ai 448 chilometri di binari veloci dell’Emilia Romagna, ai 313 del Lazio e ai 225 del Piemonte. Ma il vero dramma non insiste su quella che a Meridione è una categoria extra-lusso come il Tav. Il Sud continua a deragliare, anche e soprattutto, su quella che nel terzo millennio dovrebbe essere un’ovvietà: il doppio binario.

Se si fa riferimento ai 7300 chilometri di rete ferroviaria a binario raddoppiato, emerge che di questi soltanto il 23 per cento è dislocato al Sud, contro il 50 per cento del Nord e il 27 del Centro. Ed il gap risulta ancora più esplicito se si prende come riferimento la categoria del binario unico: dei 9mila chilometri che solcano il Paese, il 44 per cento, ossia quasi la metà, scorrono al Meridione. La conseguenza è presto detta: la disponibilità di un unico binario allunga i tempi di percorrenza dei treni, spesso costretti a lunghe attese per gli scambi. Pessime notizie anche sul fronte delle rotaie servite da energia elettrica: al Nord sono il 50 per cento, al Sud soltanto il 28. Nel complesso, nel Meridione scorre la metà delle linee italiane prive di energia elettrica, che rendono necessario il ricorso a locomotive a combustibile. Le conseguenze dell’arretratezza hanno evidenti ripercussioni, oltre che sui disagi inflitti ai passeggeri, anche sulla movimentazione delle merci, e dunque sullo sviluppo industriale. Nel complesso, le regioni del Sud muovono su binari il 10,5 per cento delle merci in partenza, e il 9,2 di quelle in arrivo. Meno, molto meno di quanto non faccia da sola l’Emilia Romagna, i cui treni portano nel resto dell’Italia il 16,5 per cento dei beni di consumo nazionali, e ne importano il 12,3.

Tratto da: http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/strage_treni_puglia_binario_unico-1853479.html

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