Accesso al mercato: basta un Euro 0 per diventare autotrasportatore. Compiuta la liberalizzazione delle licenze.

Troppo semplice l’accesso alla professione di autotrasportatore. È una delle conseguenze volute dal pacchetto mobilità recepite in Italia con un decreto ministeriale n. 145 dell’8 aprile 2022.

Si stabilisce una differenza tra aziende che esercitano attività di trasporto merci con veicoli di massa complessiva a pieno carico fino a 1,5 ton e quelli che vanno oltre tale soglia. Perché le prime possono ottenere l’autorizzazione per l’esercizio della professione di trasportatore e l’iscrizione al REN iscrivendosi all’Albo dell’autotrasporto e dimostrando soltanto il requisito dell’onorabilità, mentre per le altre è necessario soddisfare i quattro requisiti dell’accesso alla professione, vale a dire onorabilità, idoneità professionale, idoneità finanziaria, stabilimento.

Fino a ieri tra le modalità necessarie per l’accesso al mercato compariva la cessione di azienda o di un suo ramo da parte di un’impresa di autotrasporto che cessava l’attività oppure la cessione dell’intero parco veicolare di altra impresa, a patto che questi veicoli fossero almeno euro 5. In più c’era la possibilità dell’accesso diretto, effettuato cioè con l’immatricolazione di veicoli per trasporto di cose con una categoria ambientale non inferiore a euro 5 e soprattutto che tutti insieme raggiungessero una massa complessiva non inferiore a 80 tonnellate.

Adesso viene azzerato. Nel senso cioè che per accedere al mercato è sufficiente avere la disponibilità di un solo veicolo, a prescindere dal titolo che ne giustifica il possesso o della classe ambientale. Insomma, con un camion euro 0 preso in locazione, in leasing o detenuto in usufrutto o tramite acquisto con patto di riservato dominio, si può tranquillamente accedere nel mercato. 

Il limite di 80 tonnellate o la cessione d’azienda e del parco veicolare non sono più richieste.

Oggi le nuove disposizioni del Regolamento 1055/2020 non consentono più agli Stati membri di prevedere norme ulteriori nei propri ordinamenti.

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