La zona grigia nel trasporto farmaci

Auto con farmaciSecondo il ministero della Salute, tra le varie tipologie di prodotti trasportati, il farmaco è quello sottoposto ai maggiori controlli. Questo è sicuramente vero rispetto al fatto che si tratta di una filiera impenetrabile ai prodotti contraffatti. Ci sono, però, delle “zone d’ombra”  a valle della supply chain, riguardo ai trasferimenti, al rispetto delle regole e ai controlli sull’ultimo miglio.

La tracciabilità del farmaco
Quando si parla di “tracciabilità del farmaco” o targatura si fa riferimento al progetto attivato con il DM15 luglio 2004 che ha come obiettivo quello di impedire che nel sistema vengano immessi prodotti contraffatti. Furti e frodi nel commercio di medicinali costituiscono un rischio per la salute pubblica e un danno per il servizio sanitario nazionale e per l’erario.
Da questo punto di vista, i nostri medicinali sono garantiti dalla presenza su tutte le confezioni di un bollino a lettura ottica prodotto dal Poligrafico dello Stato, paragonabile al livello di sicurezza della carta moneta.
Tutti i soggetti coinvolti nella filiera (produttori, depositari, grossisti, distribuzione al dettaglio) hanno un codice identificativo.
Tutte le transazioni, di tutte le confezioni, vengono registrate in tempo reale in una banca dati centrale, gestita dalla Direzione Generale del sistema informativo del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. I prodotti contraffatti, quindi, non possono assolutamente entrare nella filiera.
Ma se alcuni tipi di farmaci non vengono conservati correttamente possono diventare innocui o dannosi quanto quelli contraffatti. Altro discorso è, quindi, quello della corretta conservazione del farmaco, dallo stabilimento di produzione al momento in cui il cittadino lo acquista. E, soprattutto, la sua integrità durante tutti i trasferimenti, in particolare, durante l’ultimo spostamento, quello dal grossista alla farmacia.

Un settore pericolosamente in crisi
Il Decreto Legislativo 30 dicembre 1992 n.538 diede attuazione alla direttiva 92/25/CEE riguardante la distribuzione all’ingrosso dei medicinali per uso umano. Oggi in Italia esistono 10.808 distributori di farmaci (produttori, depositari, grossisti), cioè siti logistici autorizzati (art.100 D.Lgs. 219/2006, già Decreto Legislativo 538/92). Il settore sta attraversando una profonda crisi e secondo il presidente dell’Associazione Distributori Farmaci (Adf), Mauro Giombini, “operiamo in un regime di insostenibilità. Ulteriori tagli alla farmaceutica metterebbero a rischio la regolarità e la tempestività quotidiana della consegna dei medicinali alle farmacie. Un servizio che viene portato avanti solo in chiave di responsabilità, ma che dal punto di vista della remunerazione è insostenibile per i centri di distribuzione”. Nel primo editoriale da presidente Adf, sulla rivista Il Quaderno della distribuzione farmaceutica del giugno scorso, Giombini dichiarava che “altro capitolo bollente è quello del costo dei trasporti: un esplosivo da disinnescare, dirimendo la confusione che si è venuta a creare equiparando i nostri padroncini ai trasportatori delle lunghe tratte”. L’editoriale suona quasi come una dichiarazione di guerra all’autotrasporto, in cui si descrive la situazione dei farma-distributori schiacciati tra i problemi della remunerazione e delle difficoltà dei pagamenti da parte dei clienti (farmacie, parafarmacie, Asl, ospedali, cliniche). Insomma, un settore in crisi come tanti altri, con gli stessi problemi degli altri e con soluzioni simili: spendere il meno possibile per il trasporto, possibilmente quasi niente.
Ce lo racconta e conferma anche Giuseppe Guggino, padroncino siciliano, presidente dell’Associazione Trasporto Farmaci (Atf). “Il nostro è l’unico caso forse in cui la tariffa di trasporto è decisa a provvigione, con una percentuale sul valore del fatturato corrispondente al viaggio. Altro che costi minimi! Con la diminuzione dei prezzi dei farmaci e con gli ulteriori sconti che il grossista applica alle farmacie, il volume di merci trasportate negli ultimi anni per noi è cresciuto, ma la remunerazione è sempre più bassa. Io ho dovuto acquistare un mezzo più grande, ma ho dovuto anche lasciare a casa quattro persone”.
Giuseppe Fantauzzo, altro padroncino di Palermo, rincara la dose: “Operando con veicoli sotto le 3,5 tonnellate non abbiamo nemmeno diritto ai rimborsi sulle accise, paghiamo le stesse tasse di tutti gli altri autotrasportatori e poi veniamo pagati a provvigione”.
Gioacchino Lo Giudice, autotrasportatore dell’agrigentino, è fermo da quattro mesi. “Spesso siamo aziende monomandatarie da 10, 15 anni ma questo non impedisce alla committenza di scaricarci dall’oggi al domani. La concorrenza sleale nel nostro settore è di casa. Non parliamo di aziende dell’Est Europa, ma di soggetti italiani che operano anche in assenza dei requisiti minimi, con veicoli inadeguati, senza nessuna professionalità: solo così possono fare quei prezzi stracciati che piacciono tanto alla committenza”. Una committenza che, a quanto pare, per far fronte alla sua crisi qualche volta non disdegna di chiudere un occhio sul rispetto delle norme.

Regole e controlli
Le regole sul trasporto di medicinali ci sarebbero, anche se il percorso di tracciabilità si ferma al grossista e non esistono banche dati su chi, e come, svolge il trasporto fino alla farmacia. Del resto, una scatola dimedicine non è una scatola di surgelati e non è possibile vedere a occhio nudo se la merce durante il trasporto sia stata danneggiata. La combinazione tra “settore in crisi” e “zona grigia” della filiera, quindi, lascia facilmente spazio a qualche irregolarità.
Tra il 2012 e il primo semestre 2014, il nucleo antifrode della polizia municipale di Palermo ha compiuto 90 controlli relativi alla fase di trasporto dei farmaci, con 25 contestazioni. Verbali per violazioni della normativa nazionale relativa al mancato utilizzo di mezzi idonei per il trasporto dei farmaci, ma anche violazioni rilevate per infrazioni al Codice della Strada, quali revisione e norme di comportamento. “Esiste una serie di prescrizioni – si legge nella nota della polizia municipale – in modo che la merce trasportata non sia sottoposta al calore diretto, alla luce, all’umidità, non possa subire l’attacco di microrganismi, non sia contaminata o possa contaminare altri prodotti, prevedendo adeguate misure in caso di spargimento o rottura dei contenitori”.
Nell’agosto scorso, sull’autostrada Roma-Napoli, in una piazzola di sosta vicino al casello di Anagni, la polizia stradale ha sequestrato 716 scatole di medicinali, stipate su 32 pedane e trasportate da un tir diretto in Sicilia. Il carico proveniva da una casa farmaceutica di Lodi, in Lombardia, e doveva rifornire ospedali e farmacie nella zona di Catania. I sigilli sono scattati perché i poliziotti, in collaborazione con il personale dell’Asl di Frosinone, nel vano del semirimorchio hanno riscontrato una temperatura media di 27°C, mentre quei medicinali (tra cui molti salvavita) dovevano viaggiare tra i 2 e gli 8°C. Sempre nell’estate scorsa, gli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Zavattarello hanno fermato sull’Oltrepo pavese quello che sembrava un normale furgone, di quelli usati per traslochi o il trasporto di masserizie varie. A bordo invece c’erano costosi e delicati medicinali, che avrebbero dovuto essere trasportati in base a ben precise precauzioni e normative. Gli scatoloni erano appoggiati direttamente sul pianale di metallo, il furgone (preso a noleggio) non era né refrigerato né coibentato, all’interno la temperatura superava abbondantemente i 30°C.

L’eccellenza nei trasporti
Il trasporto di farmaci non rientra nelle fattispecie previste dalla normativa ATP in regime di temperatura controllata. Il decreto del 6 luglio 1999 del ministero della Sanità specifica, però, che “i mezzi impiegati per il trasporto di medicinali devono essere dotati di attrezzatura che garantisca la temperatura di trasporto idonea ed il rispetto delle norme sanitarie”. Talimezzi dovranno pertanto essere provvisti di adeguata coibentazione interna (coibentazione leggera) ed eventuale gruppo frigo, salvo casi eccezionali e documentati. I farmaci vanno trasportati a una temperatura compresa tra i 18 e i 22°C, i farmaci da frigo tra i 2 e gli 8°C; l’indicazione è riportata nell’etichetta. Un contesto, quindi, che in realtà richiede alle aziende di trasporto grande professionalità. Se escludiamo la “zona grigia” della piccola distribuzione che rifornisce capillarmente e almeno due volte al giorno le 18.957 farmacie e le 8.700 parafarmacie italiane, il comparto del trasporto farmaci rappresenta uno di quei settori estremamente specializzati, simili al trasporto dei generi alimentari.
Silvano Chiapparoli Logistica, ad esempio, è una delle 327 Pmi eccellenti del nostro Paese, aziende in grado di crescere ad un ritmo tre volte superiore rispetto all’universo di riferimento, che hanno raddoppiato il reddito operativo negli ultimi cinque anni e che prevedono di incrementare i tassi di crescita nei prossimi tre anni continuando a guadagnare quote di mercato principalmente nelle aree già presidiate. Il segmento stabilimento di produzione/grossista, in effetti, è molto più controllato.
“Oltre alle normative esistenti, le Case farmaceutiche hanno dei sistemi di qualità aziendale e dei protocolli attraverso i quali vigilano direttamente sui trasporti”, spiega Rocco Cassandri, general manager di un’importante casa farmaceutica. “Spesso in alcune confezioni inseriamo dei dispositivi in grado di monitorare le condizioni del trasporto – continua Cassandri – ma il nostro sistema di qualità si ferma all’arrivo presso il grossista. Lì comincia, diciamo, una sorta di zona grigia, anche se, comunque, i distributori farmaceutici sono obbligati ad avere un responsabile qualità nominato dalla ASL”. Facendo riferimento all’insulina, un farmaco salvavita molto sensibile agli sbalzi di temperatura, abbiamo chiesto a Cassandri se esiste una garanzia per il consumatore che l’acquista in farmacia e se c’è modo di essere sicuri che sia stata trasportata correttamente lungo tutta la filiera e che sia ancora efficace al momento della somministrazione. La risposta è stata che, dal punto di vista normativo, una certificazione che dia questa garanzia sull’ultimo miglio non esiste.

La professionalità nell’ultimo miglio
Il presidente dell’Associazione Trasporto Farmaci (Atf), Guggino, ci ha raccontato che comunque “la committenza ci impone di rispettare standard molto alti: controllano i nostri mezzi, che siano perfettamente funzionanti, che siano perfettamente puliti, che tutto sia perfettamente in regola. Controllano le nostre aziende, che non ci siano irregolarità di nessun genere. La nostra professionalità, poi, va oltre, perché dopo tanti anni siamo in grado di fornire un servizio efficiente anche circa la qualità delle consegne. Siamo noi che intratteniamo il rapporto diretto con il cliente, la farmacia, conosciamo gli orari e le preferenze di ciascuna. Noi sappiamo come caricare il mezzo e contribuiamo al rispetto delle regole. In qualche modo, contribuendo alla soddisfazione del cliente partecipiamo anche alla buona riuscita del rapporto commerciale. Una professionalità – prosegue Guggino – che non sempre ci viene riconosciuta e che ha un costo, un costo che spesso, ultimamente, fatichiamo a coprire. Eppure andiamo avanti. Siamo aziende di autotrasporto iscritte all’Albo, ma ci pagano a provvigione, dicono che non possiamo paragonarci alle aziende delle lunghe tratte. Noi andiamo avanti lo stesso, anche per senso di responsabilità, perché sappiamo che il nostro servizio contribuisce alla salute dei cittadini, svolgiamo anche un ruolo sociale e ce ne rendiamo conto. Poi, sappiamo anche che nel mercato esistono nicchie di “abusivismo”, di fronte alle quali non possiamo e non vogliamo competere. Sappiamo di trasporti di farmaci pagati 15 euro, svolti con mezzi inadeguati, vetture o furgoni senza coibentazione, senza revisione, senza autorizzazioni per il trasporto merci in conto terzi. Ma andiamo avanti”.

Tratto da: http://www.rivistatir.it/inchieste/638-la-zona-grigia-203

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