Danno da stress per non riconoscimento delle soste obbligatorie nella guida: la Cassazione chiede la specifica allegazione e prova.

6560-1331749266846_colpo_di_sonnoCon la recente pronuncia n. 5538 resa il 21 marzo 2016, la Corte di Cassazione, facendo seguito ad altre due decisioni del 2014 e 2015, ha statuito che il conducente, per vedersi riconosciuto dal proprio datore di lavoro il danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. da usura psicofisica, derivante dal mancato riconoscimento delle soste obbligatorie nella guida (si pensi a quelle previste espressamente dai Regolamenti UE operanti nel settore dei trasporti), deve dare esplicita prova di un pregiudizio concreto patito nella sua persona.
In particolare, i giudici di legittimità hanno previsto che “nel caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale da stress lavorativo….il lavoratore è tenuto ad allegare e provare il tipo di danno specificamente sofferto ed il nesso eziologico con l’inadempimento datoriale”.
Appare, pertanto, necessario per il prestatore di lavoro/conducente, ai fini di fare valere una pretesa risarcitoria nei confronti del proprio datore, non tanto evidenziare un generico inadempimento agli obblighi di cui al contratto di lavoro, bensì, anche alla luce delle disposizioni dell’art. 2087 c.c., un concreto ed effettivo pregiudizio sia con riferimento al tipo di danno (biologico – morale) sia in ordine alla sua quantificazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: